Le tre verifiche che fanno davvero la differenza sono corrente, posa e caduta di tensione
- La sezione si sceglie in mm², non in base al diametro esterno del cavo.
- Prima si calcola la corrente del carico, poi si controlla la portata del conduttore e infine la caduta di tensione.
- In Italia il riferimento pratico resta la CEI 64-8, con tabelle CEI-UNEL e correttori per temperatura e posa.
- Un cavo da 2,5 mm² non è sempre “da 16 A”: la portata reale cambia con isolamento, numero di circuiti e ambiente.
- Per le linee domestiche conviene tenere un margine: circa 2% sul montante e fino al 4% complessivo come riferimento operativo.
Sezione e diametro non vanno confusi
In molti parlano di “diametro del cavo” quando in realtà stanno cercando la sua sezione. Sono due cose diverse: la sezione è l’area del conduttore, espressa in mm², mentre il diametro è una misura geometrica utile solo se stai convertendo un filo circolare in un valore equivalente. Per un conduttore tondo, il rapporto è semplice: d = √(4S/π), ma nella pratica impiantistica non si progetta quasi mai partendo dal diametro.
La sezione ti dice quanta corrente può portare il conduttore; il diametro esterno serve invece per passacavi, tubi e canaline. Due cavi possono avere lo stesso ingombro esterno e comportarsi in modo diverso per via dell’isolante, della struttura interna e del materiale del conduttore. Rame e alluminio, per esempio, non si dimensionano allo stesso modo, perché a parità di corrente e condizioni di posa il materiale cambia la portata.
Se ti serve il diametro per la posa, guarda il dato giusto
Qui non devi usare la sezione, ma il diametro esterno indicato dal costruttore. È il valore che conta quando devi verificare il passaggio in un tubo, l’occupazione di una canalina o la compatibilità con un pressacavo. È un controllo utile, ma non sostituisce il dimensionamento elettrico della linea.
Questo chiarimento evita un errore che vedo spesso nei lavori fai-da-te: si compra il cavo guardando solo l’aspetto esterno, quando invece il progetto parte sempre dalle caratteristiche elettriche. Prima di usare le tabelle, però, serve la scheda del circuito.
I dati da raccogliere prima di fare il calcolo
Prima di dimensionare una linea, io raccolgo sempre una piccola scheda tecnica del tratto. Se manca uno di questi dati, il risultato può essere troppo ottimistico o semplicemente sbagliato.
| Dato | Perché serve | Errore tipico |
|---|---|---|
| Potenza del carico | Permette di ricavare la corrente assorbita | Confondere potenza nominale e assorbimento reale |
| Tensione di alimentazione | Cambia il valore della corrente e della caduta di tensione | Usare la stessa formula per monofase e trifase |
| Fattore di potenza | Conta molto su motori, alimentatori e carichi induttivi | Assumere sempre cosφ = 1 |
| Lunghezza del tratto | Più il tratto è lungo, più cresce la caduta di tensione | Misurare solo la distanza in pianta e non il percorso reale |
| Modo di posa | Tubo, canale, passerella o interrato cambiano la portata | Usare una tabella generica senza verificare la posa |
| Temperatura ambiente | Influenza la corrente ammissibile del cavo | Ignorare locali caldi, sottotetti, canalizzazioni affollate |
| Raggruppamento | Più circuiti vicini = più calore = meno portata | Trattare una linea unica come se fosse isolata |
| Protezione prevista | Il cavo va coordinato con magnetotermico o fusibile | Dimensionare il cavo e il protettore come due scelte separate |
Se il cosφ non è indicato, non assumere 1 per motori e alimentatori: recuperalo dalla targa o dimensiona con prudenza. Se lavori su una linea lunga o su una distribuzione principale, aggiungerei anche il margine per futuri ampliamenti. Negli impianti residenziali e in officina, infatti, il problema non è quasi mai solo “funziona oggi?”, ma “funzionerà ancora quando aumenterà il carico?”. E qui entra il metodo vero.

Il metodo pratico passo per passo
Quando devo stabilire la sezione corretta, seguo sempre la stessa sequenza: corrente del carico, portata del cavo, caduta di tensione, coordinamento con la protezione. È il modo più pulito per evitare di scegliere una sezione “a sensazione”.
1. Calcola la corrente assorbita
Per un carico monofase uso la relazione I = P / (V × cosφ). Per un carico trifase, invece, la formula pratica è I = P / (√3 × V × cosφ). Se il carico è resistivo e il fattore di potenza è vicino a 1, il conto è semplice; su motori, inverter, pompe o alimentatori, invece, il cosφ va preso con più attenzione.
Su una linea monofase i conduttori caricati sono in genere due, su trifase tre. Questo dettaglio conta quando passi alle tabelle di portata, perché il numero di conduttori caricati cambia la corrente ammissibile del cavo.Per esempio, un carico monofase da 3.000 W a 230 V con cosφ 0,95 assorbe circa 13,8 A. Lo stesso principio, ma su trifase, cambia completamente il risultato perché la corrente si distribuisce sulle tre fasi.
2. Scegli una sezione preliminare dalla portata
Qui il riferimento è la portata del conduttore, cioè gli ampere che può portare senza surriscaldarsi in condizioni definite. Nelle tabelle tecniche italiane la portata si legge in base al materiale, al tipo di isolante e alla posa. Le guide CEI-UNEL e la documentazione tecnica dei costruttori usano anche fattori di correzione, perché la portata reale non coincide quasi mai con quella “di laboratorio”.
Una formula pratica molto usata è Iz = I0 × k1 × k2, dove I0 è la portata tabellata, k1 corregge la temperatura ambiente e k2 le condizioni di installazione. Se il cavo è in un locale caldo o in fascio con altri cavi, la portata effettiva scende. Nelle guide tecniche ABB che uso spesso come riferimento operativo, questo è il punto che non va mai saltato.
3. Verifica la caduta di tensione
La caduta di tensione è il punto che molti sottovalutano, ma è quello che spesso costringe a salire di sezione anche quando la portata termica sarebbe sufficiente. In forma semplificata, per rame si può ragionare così:
Monofase: ΔV ≈ 2 × L × I × ρ / S
Trifase: ΔV ≈ √3 × L × I × ρ / S
Dove L è la lunghezza del tratto, I la corrente, ρ la resistività del conduttore e S la sezione. Per una stima rapida sul rame si usa spesso ρ ≈ 0,0175 Ω·mm²/m a 20 °C, ma in esercizio il valore reale cresce, quindi le verifiche definitive vanno sempre fatte con i dati corretti del cavo.Come riferimento pratico, sulle linee interne io tengo il montante attorno al 2% e non amo superare il 4% complessivo sull’impianto. È una regola prudenziale coerente con l’impostazione della CEI 64-8 e con il buon senso di cantiere: più la linea è lunga, più la caduta diventa il vincolo dominante.
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4. Coordina cavo e protezione
La sezione non si decide mai da sola. Il cavo deve lavorare insieme al dispositivo di protezione, quindi la corrente nominale dell’interruttore deve rimanere compatibile con la portata della linea. In pratica, io parto dal criterio I_b ≤ I_n ≤ I_z: I_b è la corrente di impiego del carico, I_n è la corrente nominale del magnetotermico o del fusibile, e I_z è la portata del cavo.
Se il carico ha forti spunti di avviamento, come un motore o una pompa, la curva dell’interruttore e la sezione possono dover salire insieme. Se invece il tratto è molto corto e il carico è stabile, il vincolo termico resta più semplice ma la protezione contro il corto non va comunque trascurata. In alcuni casi va verificata anche la tenuta al cortocircuito del conduttore, non solo la portata continua.
Questo metodo sembra lungo solo sulla carta: in realtà, una volta che hai i dati, la scelta diventa rapida e molto più affidabile. Il passaggio successivo è capire come leggere le tabelle senza farsi ingannare dai valori nominali.
Come leggere le tabelle di portata senza sbagliare
Le tabelle di portata sono utili, ma vanno lette nel loro contesto. La stessa sezione può reggere correnti molto diverse a seconda del tipo di isolante, del numero di conduttori caricati, della temperatura e del raggruppamento. In una tabella di riferimento per cavi unipolari in tubo o canale, a 30 °C, con due conduttori caricati e un solo circuito, i valori cambiano già in modo sensibile tra PVC ed EPR.
| Sezione rame | Portata indicativa a 30 °C con 2 conduttori caricati e 1 circuito | Nota pratica |
|---|---|---|
| 1,5 mm² | 17,5 A con PVC, 23 A con EPR | Adatta a luci e piccoli carichi, non a tutto indistintamente |
| 2,5 mm² | 24 A con PVC, 31 A con EPR | Buona per prese e linee medie, ma la lunghezza può ribaltare la scelta |
| 4 mm² | 32 A con PVC, 42 A con EPR | Spesso è la soglia che risolve le linee più lunghe o più cariche |
| 6 mm² | 41 A con PVC, 54 A con EPR | Utile per carichi importanti e distribuzioni dedicate |
| 10 mm² | 57 A con PVC, 75 A con EPR | Più adatta a montanti e alimentazioni principali che a semplici derivazioni |
Questi numeri sono utili solo come ordine di grandezza, perché la stessa tabella cambia quando aumentano i circuiti posati insieme o quando i conduttori caricati passano da due a tre. Già in quel caso la portata cala sensibilmente: il raggruppamento non è un dettaglio estetico, è un fattore termico reale.
Ricorda anche che, in monofase, la portata va letta con due conduttori caricati; in trifase, con tre. Per questo due linee che sembrano uguali possono richiedere sezioni diverse. La regola che uso io è semplice: se una sezione “ci sta” solo sulla portata ma non sulla lunghezza, non è ancora quella giusta. Per questo conviene ragionare con esempi concreti, non con valori astratti.
Esempi concreti per casa e officina
Per capire davvero come si dimensiona una linea, niente funziona meglio di un caso reale. Qui sotto trovi esempi indicativi, tutti con un approccio prudente e adatto a impianti civili o piccoli ambienti di lavoro.
| Scenario | Dati base | Sezione indicativa | Perché la scelta ha senso |
|---|---|---|---|
| Linea luci domestica | 1.200 W, 230 V, circa 5,2 A, 25 m | 1,5 mm² | La corrente è bassa e la caduta di tensione resta contenuta, purché la posa sia favorevole |
| Linea prese generali | 3.700 W, 230 V, circa 16,1 A, 50 m | 4 mm² | Con 2,5 mm² la caduta di tensione diventa troppo alta; 4 mm² riporta il progetto in una zona più tranquilla |
| Scaldabagno o carico continuo | 4.500 W, 230 V, circa 19,6 A, 25 m | 4 mm², a volte 6 mm² se la tratta è lunga | Il carico è prolungato e il margine termico conta più della sola corrente nominale |
| Piccolo motore trifase in officina | 5,5 kW, 400 V, cosφ 0,85, circa 9,3 A, 40 m | 4 mm² | La corrente non è enorme, ma gli spunti e la lunghezza penalizzano la linea; qui il margine vale più del minimo teorico |
Prendiamo l’esempio delle prese da 3.700 W: a 230 V la corrente è intorno a 16 A. Su 50 metri, un 2,5 mm² può risultare troppo tirato per la sola caduta di tensione, mentre un 4 mm² riporta il progetto in una zona più tranquilla. È un esempio utile perché mostra un fatto spesso ignorato: la lunghezza può pesare più della potenza nominale.
Nel caso del motore trifase, invece, io non guardo solo la corrente di targa. Mi interessa anche l’avviamento, la frequenza di spunto e la curva della protezione. In officina, questo fa la differenza tra una linea che lavora bene e una che fa scattare l’interruttore senza un motivo apparente.
Gli esempi aiutano a orientarsi, ma il risultato finale dipende sempre da un ultimo controllo: quello che evita di sottodimensionare o sovradimensionare il cavo per una scelta fatta troppo in fretta.
Il controllo finale che evita errori costosi
Quando arrivo alla fine del dimensionamento, faccio sempre una verifica incrociata. Non mi basta che il cavo “regga” la corrente: voglio che regga nel punto giusto, con la posa giusta e per il tempo giusto. È qui che si evitano i rifacimenti.
- Controllo se la sezione scelta funziona sia sulla portata sia sulla caduta di tensione.
- Verifico che il dispositivo di protezione sia coerente con il cavo e con il tipo di carico.
- Rivaluto la sezione se il tratto è in tubo affollato, in ambiente caldo o con posa interrata.
- Non mi fermo mai alla potenza nominale: considero anche spunti, continuità di servizio e possibili ampliamenti futuri.
Se il tratto è corto, il carico è stabile e il cavo è posato in condizioni favorevoli, spesso una sezione standard basta senza complicazioni. Se invece la linea è lunga, passa in ambienti caldi o alimenta carichi con avviamenti bruschi, alzare di una misura è spesso la scelta più intelligente: costa poco in più, ma evita cali di tensione, surriscaldamenti e interventi prematuri della protezione.
In sintesi, la risposta alla domanda su come calcolare la sezione del cavo non è un numero secco ma un piccolo processo tecnico: corrente, tabelle, lunghezza, posa e protezione devono stare in equilibrio. Se tieni insieme questi elementi, la scelta diventa molto più affidabile e l’impianto lavora meglio, senza sorprese nel tempo.